sabato 13 settembre 2008

2. L'ambientazione


2. L'ambientazione

Sull'insensata necessità di inventare un mondo stupido, dargli un nome stupido, riempirlo di cose stupide e via discorrendo.

La cosa che più attira, in un romanzo fantasy, è la copertina. Ma anche la mappa all'interno non dispiace affatto.
Lo scrittore fantasy novello inventa una storia, poi si rende conto di aver bisogno di un mondo in cui farla svolgere, e inizia a scalpitare dall'eccitazione.
Inventiamo 1 mondo fantasi, sììì!!!!11

L' "errore", se così si può definire, più comune dei novelli scrittori fantasy, è disegnare una mappa senza calcolare le distanze fisiche e, udite udite, distinguendo zone "buone" da quelle "cattive".

Capita che i personaggi vadano da una parte all'altra del continente in tempi brevissimi, con cavalcature fisicamente normodotate. Questo perché in effetti chi si mette a disegnare il mondo valuta la mappa come un disegno, e non tiene conto delle distanze reali. Però, bisogna dirlo, inventare un mondo coerente è difficile. Per questo possiamo solo affidarci alla storia e al buonsenso. Per esempio, si sa che i soldati romani facevano marce di 40 km al giorno, col peso di tutto l'occorente per pugnare. Se non sappiamo, quindi, quale fosse il rapporto spazio/tempo negli spostamenti in età antica (vabbe', diciamo medievale), prendendo come punto di riferimento dei dati certi, possiamo costruire qualcosa di coerente, alla bell'e meglio.
E il buonsenso andrebbe usato anche nella divisione della mappa in settori. Le mappe dei fantasy utopici sono del tipo: regno degli umani, temperatura mite, prati, pianure, colline, poi quello dei nani, montagne varie e tutto il resto, quello degli elfi, foreste, valli e fiumi, e infine, il regno oscuro, sede del Signore Oscuro, una terra brulla, inospitale ecc.
Possono esserci delle ragioni valide, per questa divisione razziale e spaziale, ma non sempre è così.
Per quale motivo le razze dovrebbero avere dei territori separati in modo così netto? Insomma, in ogni fantasy che contempli l'esistenza di più razze esistono anche tanti regni che li ospitano. In Italia ci sono tanti cinesi, rumeni, albanesi, marocchini ecc. In Belgio ci sono molti italiani, olandesi, inglesi, francesci, ecc. E non è così solo ora che siamo in un'era piuttosto "civilizzata". C'era tanta gente cosmopolita un tempo - forse anche di più. I marinai, i mercanti. Si pensi ai fiamminghi che vendevano la lana, o agli italiani che vendevano vestiti con quel rosso particolare, così costoso. E in Italia c'erano anche bizantini...
Un Signore Oscuro non ha motivo di insediarsi in una terra circondata da monti, brulla, grigia, senza animali da cacciare, con terreni sterili. Il fatto che sia cattivo non implica che sia scemo. L'uomo ha due tipi di rapporto coi confinanti alle sue terre: o ci mercanteggia o ci fa la guerra. Sbattere quattro razze ai quattro angoli di un continente è un'idea abbastanza artificiale, per niente verosimile.
Se gli elfi sanno usare la magia, possono prevalere sugli uomini. Ma se gli elfi sono una minoranza, e per di più pacifica, verranno sottomessi dall'uomo a suon di fendenti, schiavizzati per servire la razza (popolo) che vuole dominare su quel territorio. Se ci sono troll, orchi ecc, a seconda della loro capacità intellettiva, potranno comportarsi in modi diversi; potrebbero rimanere sugli alberi come le scimmie, o sulle montagne, a sgranocchiare stambecchi ed evitare l'uomo cattivo coi bastoni luccicanti. Oppure potrebbero vagare, cibarsi di viaggiatori, battere contro le porte della città reclamando carne o corpi per fare collane d'ossi da appendere al grigio collo delle loro signore.
Insomma, una divisione netta dei territori, sebbene possibile, è abbastanza improbabile - con le dovute eccezioni. Persino in Medio-Oriente, dove non vorrebbe trovarsi nessuno, ci sta gente che ci guadagna e rischia. Interpreti, mercanti d'armi, giornalisti, fotografi...
Il novello scrittore fantasy, dunque, dovrebbe pensarci due volte, prima di inventare territori inverosimili, che fanno sospendere l'incredulità del lettore, e concentrarsi a sistemare tutto con coerenza e pensando "perché farlo" e "non è potrebbe forse essere che..." . "Perché i nani devono vivere da soli nelle montagne?" - "Non potrebbe essere forse che siano minatori specializzati, che esportano pietra e minerali per rivenderli alle altre razze, insediandosi così nei territori rocciosi sparsi per il continente...?"

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